Punto primo, le pensioni

Le proposte avanzate dal Pd per affrontare la recrudescenza della crisi finanziaria, basate in sostanza su di un rapido recupero dell’evasione ottenuto con strumenti punitivi o con norme retroattive, tendono a essere irrealistiche, come ampiamente dimostrato. Il loro scopo è quello di diffondere l’idea, purtroppo illusoria, che si può fare a meno di sacrifici reali perché basta “far pagare gli evasori”, identificati in una sorta di casta di privilegiati ricchissimi e avidi.
19 AGO 11
Ultimo aggiornamento: 13:07 | 18 AGO 20
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Naturalmente la lotta all’evasione fiscale deve essere condotta con tenacia, specialmente in una situazione come quella italiana, ma sarebbe onesto riconoscere l’incremento sostanzioso del recupero ottenuto durante i primi anni del governo di centrodestra, quantitativamente più consistente di quello ottenuto con le misure adottate da quello precedente. Si tratta di recuperi sulle imposte sul reddito, ma la particolarità dell’evasione italiana consiste nell’immensa evasione dell’Iva, che riguarda non pochi ricchi avidi, ma che rappresenta un fenomeno diffuso a livello di massa, e che per essere contrastato richiede tempo e strumenti adeguati e in ogni caso non può dare risultati immediati.
Fuori dal coro dell’illusionismo si colloca, ancora una volta, il sindaco Matteo Renzi, non convinto dell’efficacia di misure (come quelle decretate dal governo e quelle sostenute dal suo partito) che non incidano su aggregati massicci con interventi strutturali, a cominciare da quelli che riguardano la previdenza. Senza bloccare l’espansione della spesa pensionistica, dice Renzi, fra tre anni saremo da capo. La diagnosi può essere giusta o eccessiva, ma almeno non pecca del giustizialismo fiscale da quattro soldi diffuso a piene mani dai suoi compagni.